Il punto nero

Nacqui sotto il segno dello scorpione, il 12 novembre 1998, da Francesca Serafini. Amavo i suoi capelli fulvi e mossi. Aveva la pelle candida come la panna e indossava sempre un delicato profumo di violetta.
Non ricordo mio padre, non credo di averne mai avuti ma, sarà incredibile, ho ben impresso nella mente il giorno della mia nascita: lentamente mi affacciai al mondo, timido come uno scolaro il primo giorno di scuola elementare – ma senza il fiocco bianco – e il mio ricordo più remoto fu lo sguardo esterrefatto e disgustato della madre di mia madre.

Crebbi tra scetticismo e imbarazzo fino all’età matura; fino a quando non consolidai una maggior consapevolezza di me e del perché la gente mi vedesse con distacco: ero nato nero. Proprio così, nero e solo. Solo e umiliato. Emarginato da tutti. In diverse occasioni dubitai anche della mia genitrice e mi convinsi sempre più del fatto che si volesse liberare di me.
Le donne mi fissavano sempre con aria incredula, ponevano a mia madre le domande più assurde sul mio conto e avvertivo un certo disagio da parte sua nel trovare risposte. Gli uomini invece, all’inizio m’ignoravano ma poi – prima o poi – anche i loro sguardi si catalizzavano su di me. Magari solo per un secondo ma mi guardavano.

Un giorno, la sua amica del cuore, credo si chiamasse Anna, cominciò a fissarmi. Non avevo mai visto uno sguardo così minaccioso e pieno d’odio nei miei riguardi. Cosa le avessi fatto non l’ho mai capito. Senza distogliere lo sguardo da me, s’infilò un paio di guanti in lattice e con i pollici cominciò a premermi forte sulle tempie. Ferma! Ferma! Le gridavo, ferma! Ma niente, non ne voleva sapere. Poi esplosi. Una lacrima di sangue e il buio cieco che delimita il confine tra l’essere e l’avere. Un punto nero.