Scambi generazionali

Roma, luglio.
Ora di pranzo.

In un gabinetto pubblico ci sono due uomini: un venticinquenne e un signore sulla cinquantina. Il primo ha appoggiato il proprio orologio sul bordo del lavandino e si sta insaponando le mani mentre l’altro – nella latrina alla turca in fondo alla stanza – è coperto a tre quarti da una porta a molla, tipo saloon. Entra nella sala un ragazzo, apre il rubinetto e si rivolge a quello con le mani insaponate.

«Bella a Fra’» gli dice.
«Bella a Ste’» gli risponde l’insaponato.
«Che dici?»
«Tutt’a posto, e te»
«Tutt’a posto»
«Oh ma Er cipolla, ndo sta? »
«Boh, ah, eccolo!»

Entra un altro ragazzo.

«Bella a Ste’, bella a Fra’» dice l’ultimo arrivato.
«Bella a Ci’» rispondono i due al lavandino.
«Che dite?»
«Tutt’a posto, e te?» rispondono in coro.
«Tutt’a posto»

I tre al lavandino si asciugano le mani ed escono.

L’uomo nella turca sgocciola le ultime incertezze, apre lo sportello da saloon e si dirige verso il lavandino. Mentre prende dal dosatore una noce di sapone, entra trafelato nella sala uno dei ragazzi.

«Ah, eccolo» dice il ragazzo vedendo l’orologio sul bordo del lavandino.
«Che dici?» gli fa il signore della turca.
«Chi?»
«Tutt’a posto?»
«Eh?».
«…Bella».
«Ma come cazzo parli?» gli fa il ragazzo.

E se ne va.