Se il trapezista manca la presa

A volte capita che il mondo, questa palla enorme e inconsolabile che da millenni ruota attorno al suo ego, decida inspiegabilmente di rallentare – non percettibilmente, è ovvio – ma, come se un pensiero l’avesse svegliato dal sonno, decida di rendere più lento il suo moto fino quasi a fermarsi. Puntando i piedi per una frazione infinitesimale di secondo, se il mondo lo facesse veramente, tutti noi avvertiremmo all’unisono una sensazione straordinaria che porterebbe all’unica reazione deducibile da un paradosso come questo: il silenzio.

A volte capita che nella sala d’attesa di un ospedale s’incontrino due uomini: un anziano dall’età indecifrabile che alla vita ha offerto sereno la bandiera bianca e un trentenne dal sorriso incontenibile che della vita ha conosciuto soltanto il lato assolato. Il primo è in attesa del medico che gli dica che sua moglie, ricoverata per  un attacco di cuore, lo sta aspettando nel buio al di là della siepe. Il secondo è in attesa del medico che gli dica che sua moglie, ricoverata perché la sua pancia ha assunto le dimensioni di un iglù, gli dica che suo figlio ha deciso di esordire in grande stile nell’assurda arena della vita.

A volte capita che circostanze tra loro incompatibili, si verifichino contemporaneamente in un luogo comune, come la nascita di un bambino e accanto la morte di un’anziana signora in un ospedale. Si chiamano coincidenze. Ma affinché si verifichi una coincidenza, è fondamentale che il trapezista salti un momento prima che il partner raggiunga l’acme della sua elevazione; è in quel preciso, istintivo e indescrivibile istante che lui gli tende la mano ed è in quel momento che il trapezista deve saltare. Adesso! Un attimo di esitazione, un secondo di distrazione e la rete si tende.

A volte capita che tu sia l’impreparato spettatore di questo allucinante circo, come è capitato a me, e ti chieda come sia possibile che il trapezista abbia mancato la presa. Ma poi ti accorgi che il suo partner non era lì, non era al suo posto, e ascolti le parole del primo medico che comunicano all’anziano che l’appuntamento è rimandato e la moglie è rimasta al di qua della siepe; e ascolti le parole dell’altro medico che comunicano al ragazzo che l’esordio in grande stile è stato annullato. Che l’arena è rimasta vuota. E allora ti rendi conto che l’essenza della vita sta nella magia di un salto senza certezze. E vedi la rete tendersi, e senti quei piedi puntarsi per una frazione infinitesimale di secondo e capisci che c’è solo una reazione deducibile da un paradosso come questo: il silenzio.